16 aprile 2008

A volte ritornano...


Sono passati ormai diversi anni dall'ultimo suo spettacolo a cui ho assistito, il tempo passa un po' per tutti, e con l'inesorabile scorrere delle stagioni non ci si può sottrarre ai cambiamenti, anche gli artisti ne risentono. Mark Knopfler devo dire che con rammarico che ha definitivamente abbracciato un genere un più soft, più rilassato e lo si è potuto sentire per bene in questa serata a Mantova. A dire il vero ero un combattuto se assistere a questo concerto nonostante sia stato vicino a casa, dall'ascolto degli ultimi suoi lavori ho notato questo effetto più "tranquillo" nel proporre i brani e non nascondo che ne sono un po' deluso, i brani sono sempre ben suonati, il suo tocco è qualcosa di fantastico, la voce ha un tono molto più caldo e ben si presta a questa nuova interpretazione delle canzoni. Da lui però mi aspetto sempre qualcosa di superlativo: quel giro di chitarra che incanta, il solo ben calibrato che sa sempre cogliere nel segno, il testo denso di significati, la struttura del brano ricca di quel livello di tensione che sa crescere al momento giusto... insomma si tratta di una stana alchimia di elementi che messi sapientemente insieme creano una cosa magnifica. Ecco, tutto questo non riesco più a coglierlo in pieno, la sua musica è cambiata, con questo non dico che sia un male, solo che mi ero affezionato alle sonorità tipiche dei Dire Straits e che ora non ci sono più. Memorabile è stato il concerto dell'arena di Verona visto nel lontano settembre '92.. quello mi ha proprio lasciato il segno.
Quando siamo partiti in macchina per Mantova con Barbara e Marco mi continuavo a ripetere queste cose, ero convinto che Mark e la sua band non avrebbe tradito le mie aspettative, ma sotto sotto nutrivo qualche perplessità. Arrivati al Palabam l'atmosfera cominciava ad essere elettrica, all'ingresso la gente cominciava ordinatamente ad accalcare l'ingresso, ormai ci siamo... smaltita la coda varchiamo l'ingesso del palazzetto. Una volta entrati con passo spedito ci siamo diretti nei pressi del palco con la speranza di occupare un posto comodo da cui poter vedere per bene l'esibizione. Nella attesa ho avuto modo di osservare per bene tutti movimenti degli addetti alle strumentazioni per le ultime regolazioni, il palco si presentava molto semplice: batteria rialzata rispetto al piano del palco dove ai lati erano state sistemate le zone delle tastiere, basso vicino alla batteria, chitarra ritmica appena davanti ad una tastiera da un lato mentre dall'altro prendeva posto la strumentazione del polistrumentista. Particolare era la collocazione delle luci, praticamente montate su una struttura a tralicci tonda, all'interno della quale capeggiava un telone raffigurante la parte centrale della sua Dobro resa celebre nella copertina del penultimo lavoro dei Dire Straits (Brothers in arms) e ormai divenuta immortale in alcuni dei suoi brani più celebri (tra tutti "Romeo and Juliet"). Il palazzetto (non enorme) si sta riempiendo in ogni ordine di posto, il targhet di età del pubblico era per la maggior parte più vicino al mio anche se qualche ragazzotto in erba spiccava tra la moltitudine di persone ingrigite dal passare degli anni, e poi ho notato molte donne, coppie di sposi, famiglie... insomma un pubblico variegato.


Alle 21.00 in punto calano le luci, il momento tanto atteso è giunto, poco alla volta sotto uno scrosciare di applausi e urla i componenti della band prendono i loro posti, per ultimo entra in scena lui... a tracolla ha la sua stato rossa, le luci puntate sulla vernice della chitarra riflettono in modo impressionante, rapidi sguardi di intesa tra i musicisti ed ha inizio il concerto.
Questa è la sequenza dei brani proposti :
- Cannibals
- Why Aye Man
- What It Is
- Sailing to Philadelphia
- True Love Will Never Fade
- The Fish and the Bird
- Hillfarmer's Blues
- Romeo and Juliet
- Sultans of Swing
- Marbletown
- Daddy's Gone to Knoxville
- Devil Baby
- Speedway at Nazareth
- Telegraph Road
- Brothers in Arms
- So far Away
- Going Home
Cosa dire... Mark è in ottima forma, sereno e rilassato ha incantato tutti, la band ha suonato veramente bene, grandi atmosfere e selezione dei brani tutto sommato azzeccata (avrei aggiunto qualcosina ma poteva andare anche così). Veramente commoventi Sailing to Philadelphia e Speedway at Nazareth, assolutamente fantastiche i vecchi cavalli di battaglia del repertorio dei Dire Straits anche se un po' "frenate" rispetto alla versione originale, ma ugualmente fantastici, travolgente Sultans of Swing suonata in formazione originale dai solo 4 strumenti che l'hanno resa famosa ed arricchita da soli e parti inedite derivate dalle varie rielaborazioni che hanno reso questo brano un punto di riferimento per ogni chitarrista. Nota di merito per Telegraph Road, l'ho vissuta con un'intensità notevole, sembrava che si fosse fermato il respiro di tutti i presenti, nelle parti più calme della canzone tutti quanti in religioso silenzio per gustare di cosa sia capace quest'uomo di fare con una chitarra tra le mani... non sono di certo mancati continui ed abbondanti applausi a tutta la band, il finale poi è stato la ciliegina sulla torta di una ottima esecuzione corale, è stata Going Home a cui sono particolarmente legato, non ho resistito alla tentazione di far sentire questa canzone a Barbarina che si trovava a casa, raggiunta per telefono ho cercato di renderla partecipe di una mia emozione che da qualche tempo a questa parte è diventata la nostra....
In conclusione cosa aggiungere... i timori iniziali si sono in parte materializzati, ma di fronte ad un talento chitarristico di questo calibro non si deve far latro che ascoltare rapiti quanto la sua musica sappia sempre scaturire sane emozioni.
Ringrazio di cuore mia sorella e Marco che all'ultimo minuto mi hanno saputo coinvolgere in questa avventura... grazie a loro e grazie a Marck...

19 marzo 2008

Grazie di tutto....

Dopo 10 anni di onorato servizio e più di 170'000 Km percorsi, è giunto il momento di mandare in pensione la Hyundai. La decisione di cambiare auto è stata sofferta ma ben motivata: le spese di manutenzione rese obbligatorie dal logorio del tempo e dai Km percorsi non sono paragonabili al valore effettivo dell'auto, mi sarei trovato con un mezzo ormai svalutato e datato le cui spese di manutenzione ne superavano di gran lunga il valore complessivo. Detto questo la soluzione migliore è stata quella di cambiarla, la scelta non si è rilavata tanto facile, la cosa certa è che non si sarebbe più trattato di una coupè ma di un mezzo più consono ai bisogni famigliari. Dopo un lungo pellegrinaggio nei vari concessionari della zona, la scelta finale è ricaduta sulla Opel Meriva. Non nascondo il dispiacere di separarmi dalla mia auto, per 10 anni mi è sempre stata fedele, non mi ha mai dato problemi e ben mi si addiceva alla mia "indole" sportiva, ma oggi è stato il giorno della separazione. E' stata una sensazione strana vederla parcheggiata tutta sola soletta nel parcheggio della concessionaria, sapere che non farà ritorno a casa... a guardarla bene devo dire che fa ancora la sua bella figura.
Tanti sono i ricordi che mi legano a lei: i viaggi fatti insieme, i frangenti di vita vissuti, i momenti belli ed anche quelli brutti... insomma non si possono riassumere 10 anni della mia vita in due righe, diciamo che resteranno a lungo rinchiusi in quell'abitacolo con la speranza che il prossimo proprietario la sappia tenere da conto come si merita.
Non appena ho preso possesso della Meriva le ho dato l'ultimo sguardo furtivo, non volevo che si accorgesse del mio dispiacere, ho avviato il motore, ingranato la marcia e via verso casa...